Studio Legale cesena regolarizzazione stranieri

sanatoria 2020 - come presentare la domanda

E' dal 2012 che non usciva una sanatoria, anche se questa non possiamo definirla propriamente tale è comunque una grande opportunità per regolarizzare la propria situazione in Italia.

Con il decreto legge 19 maggio 2020 n. 34 è stato prorogato il termine di presentazione dell'istanza di regolarizzazione dal 15 luglio al 15 agosto. Quindi tutte le domande potranno ora essere presentate fino al 15 agosto.

Perchè si tratta di una doppia sanatoria?

Viene impropriamente definita doppia sanatoria perché prevede una duplice e  diversa regolarizzazione:

  • da un lato abbiamo il datore di lavoro che può regolarizzare il lavoratore “assunto” in nero e quindi “denunciarne” l’esistenza sanando la propria posizione e quella del lavoratore straniero;
  • oppure può assumere un lavoratore straniero già presente sul territorio nazionale
  • dall’altro, invece, abbiamo il lavoratore straniero che è già titolare di un permesso di soggiorno, scaduto, non rinnovato e non convertito che, se ricorrono determinate condizioni, ottiene un permesso temporaneo della durata di 6 mesi che consente di svolgere attività lavorativa.

Vediamo nel dettaglio quali sono i requisiti che deve avere lo straniero per la sanatoria 2020

Per il primo canale di emersione (quindi quello attivato al datore di lavoro) è necessario che lo straniero:

  • risulti presente nel territorio italiano prima dell’8 marzo 2020 e che dopo la stessa data non si sia allontanato;
  • la prova della presenza può essere fornita solo attraverso: 1) i rilievi dattiloscopici eseguiti prima dell’8 marzo; 2) dichiarazione di presenza effettuata prima dell’8 marzo; 3) attestazioni costituite da documentazioni di data certa provenienti da organismi pubblici.
Per il secondo canale invece (quindi quello attivato dal lavoratore per intenderci), è necessario che lo straniero:
  • fosse già titolare di un permesso di soggiorno, non convertito e non rinnovato, scaduto dalla data del 31 ottobre 2019;
  • risulti presente sul territorio nazionale dalla data dell’8 marzo 2020;
  • abbia già svolto attività lavorativa in antecedente al 31 ottobre 2019 in uno dei tre comparti lavorativi a cui è vincolata la regolarizzazione (tale attività dovrà essere dimostrata attraverso la produzione di documentazione verificabile dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, con un decreto ministeriale da adottarsi entro 10 giorni dall’entrata in vigore del Decreto Legge che conterrà la specifica della documentazione utile a comprovare l’attività lavorativa svolta).

Tutti i datori di lavoro potranno ricorrere alla sanatoria?

NO. Sarà possibile attivare la procedura solo per:

  • datori di lavoro italiani;
    cittadini di uno Stato membro dell’Unione Europea;
  • cittadini stranieri lungo soggiornanti.

La sanatoria è solo per coloro che hanno un permesso di soggiorno scaduto o per tutti coloro che non hanno i documenti?

  • La scadenza del permesso di soggiorno, indicata a dopo il 31.10.2019, è richiesta solo nel caso del primo canale, ovvero di richiesta di permesso di soggiorno temporaneo.
  • Il datore di lavoro potrà regolarizzare anche cittadini stranieri che siano comunque privi di permesso, purché la loro presenza sia provata da prima dell’8 marzo 2020 e non abbiano lasciato il territorio.

In quali casi il permesso di soggiorno temporaneo potrà essere convertito in permesso per lavoro?

Queste le possibili ipotesi:

  • il cittadino straniero alla scadenza del permesso temporaneo è munito di contratto di lavoro in uno dei tre settori indicati dalla norma;
  • il cittadino straniero ha prestato attività lavorativa durante i sei mesi ma al momento della scadenza del permesso temporaneo è sprovvisto del contratto: in questo sarà si potrà produrre la documentazione retributiva e previdenziale e richiedere comunque la conversione;
  •  il cittadino straniero non ha prestato alcuna attività lavorativa, che trova a ridosso della scadenza del titolo. In questa ipotesi potrà esibire il contratto per richiedere la conversione.

Se cessa rapporto di lavoro intrapreso mentre si è in possesso del permesso per lavoro cosa succede?

La perdita del lavoro non potrà determinare revoca del permesso di soggiorno e sarà possibile iscriversi alle liste di collocamento. 

I motivi ostativi per accedere alla procedura riguardano anche la richiesta di permesso di soggiorno temporaneo?

In questa ipotesi, rileveranno soltanto gli eventuali motivi riguardanti il richiedente, mentre i motivi riguardanti il datore di lavoro potranno essere ostativi solo nella fase di conversione del permesso temporaneo, non essendo coinvolto nella prima parte della procedura.

Una semplice espulsione per irregolarità o mancato rinnovo del precedente permesso di soggiorno permette di accedere alla regolarizzazione?

NO. L’espulsione deve essere stata disposta per motivi di sicurezza pubblica, ipotesi che si verifica in caso di condanna per fatti gravi e determinate categorie di reati.

Cosa accade tra la presentazione della domanda e la conclusione dell’iter?

  • vige il divieto di espulsione del cittadino straniero richiedente, salvo che rientri tra le categorie con motivi ostativi che renderebbero comunque la domanda inammissibile;
  • sarà possibile svolgere attività lavorativa. Attenzione: Nel caso del primo canale di emersione (richiesta avanzata dal datore di lavoro), esclusivamente alle dipendenze di chi ha presentato la domanda;
  • saranno sospesi i procedimenti penali ed amministrativi a carico del datore di lavoro, relativi all’impiego irregolare dei lavoratori di cui richiede l’emersione, e a carico del lavoratore, relativi all’ingresso e soggiorno illegale.

Ecco alcune risposte dal Ministero alle domande più frequenti

  • Quali sono i requisiti per accedere al sistema informatico?
    L’accesso al sistema è possibile esclusivamente attraverso le credenziali
    SPID (Sistema pubblico dell’identità digitale). Ove non già in possesso, gli
    interessati dovranno registrarsi presso un provider tra quelli già
    individuati ed elencati sul sito dell’AgID (www.agid.gov.it).
  • Chi può presentare domanda diregolarizzazione?
    La domanda può essere presentata dal datore di lavoro che intende
    concludere un contratto di lavoro con cittadini stranieri presenti sul
    territorio nazionale, ovvero dichiarare la sussistenza di un rapporto di
    lavoro irregolare in corso con cittadini italiani, comunitari o con cittadini
    stranieri presenti sul territorio nazionale.
    In particolare può presentare la domanda il datore di lavoro:
    • italiano;
    • comunitario;
    • extracomunitario in possesso del permesso di soggiorno UE per
    soggiornanti di lungo periodo;
    • extracomunitario titolare di carta di soggiorno per familiare di
    cittadino comunitario;
    • extracomunitario titolare di carta permanente di soggiorno per
    familiare di cittadino comunitario.
  • Chi può essere regolarizzato?
    La domanda di regolarizzazione può essere presentata solo nei confronti
    di lavoratori stranieri presenti prima dell’8 marzo 2020 in Italia senza
    essersi mai allontanati dal territorio nazionale. Tali cittadini stranieri
    devono:
    • essere stati sottoposti a rilievi fotodattiloscopici;
    • o aver soggiornato in Italia prima della data suddetta, in forza della
    dichiarazione di presenza resa al momento dell’ingresso in Italia
    all’Autoritàdi frontiera esterna, ovvero, in caso di provenienza da Paesi
    dell’area Schenghen, entro otto giorni dall’ingresso presso la Questura
    della provincia in cuisi trova, ai sensi della legge 28 maggio 2007 n. 68;
    • o documentare la propria presenza con attestazioni di data certa
    rilasciate da organismi pubblici, intesi come soggetti pubblici, privati o
    municipalizzati che istituzionalmente o per delega svolgono una
    funzione o un’attribuzione pubblica o un servizio pubblico. Questa
    documentazione, che il lavoratore dovrà esibire quando verrà
    convocato dallo Sportello Unico, potrebbe, a titolo meramente
    esemplificativo, essere costituita da: certificazione medica
    proveniente da struttura pubblica, certificato di iscrizione scolastica
    dei figli, tessere nominative dei mezzi pubblici, certificazioni
    provenienti da forze di polizia, titolarità di schede telefoniche o
    contratti con operatori italiani, documentazione proveniente da
    centri di accoglienza e/ o di ricovero autorizzati anche religiosi, le
    attestazioni rilasciate dalle rappresentanze diplomatiche o consolari in
    Italia.
  • La norma dispone che la dichiarazione di regolarizzazione è
    presentata previo pagamento di un contributo forfettario di 500 euro
    per ciascun lavoratore. Ciò posto, avuto riguardo alla scadenza
    temporale di pagamento, tale contributo deve essere versato
    prima della presentazione della domanda di regolarizzazione ovvero
    essere versato entro e non oltre il 15 luglio 2020 (termine ultimo per la
    presentazione della domanda di regolarizzazione)?

    Il versamento del contributo forfettario di 500 euro per ciascun
    lavoratore deve essere effettuato prima della presentazione della
    domanda, utilizzando il “modello F24 con elementi identificativi”,
    reperibile presso gli uffici postali, gli sportelli bancari e disponibile sul sito
    dell’Agenzia delle entrate e sul sito del Ministero dell’interno. Il codice
    tributo da indicare nel “modello F24 con elementi identificativi” è
    “REDT”; nello stesso modello F24, per ciascun lavoratore, nel campo
    “elementi identificativi” deve essere indicato anche il codice fiscale,
    ovvero, in mancanza, il numero del passaporto o di altro documento
    equipollente del lavoratore quali ad esempio lasciapassare comunitario,
    lasciapassare frontiera, titolo di viaggio per stranieri, titolo di viaggio per
    apolidi, titolo di viaggio rifugiati politici, attestazioni di identità rilasciata
    dalla Rappresentanza Diplomatica in Italia dal Paese di origine. Infine, nel
    modello F24 deve essere indicato, come “anno di riferimento”, il valore
    “2020”.
  • Sempre con riferimento al contributo forfettario, il mancato,
    insufficiente ovvero tardivo pagamento di esso è da ritenersi una causa
    ostativa, ai fini del prosieguo amministrativo della domanda di
    regolarizzazione, in quanto considerato un requisito a pena di
    inammissibilità?

    Il mancato pagamento del contributo forfettario determina
    l’inammissibilità della domanda.
  • Oltre al contributo forfettario di 500 euro è necessario procedere ad
    altri pagamenti?

    Solo nel caso di dichiarazione di sussistenza di un rapporto di lavoro
    irregolare al contributo forfettario di 500 euro da pagarsi prima della
    presentazione della domanda, deve aggiungersi il pagamento delle
    somme dovute dal datore di lavoro a titolo retributivo, contributivo e
    fiscale, il cui importo verrà fissato da un decreto del Ministero del Lavoro
    e delle Politiche sociali, ad oggi non ancora adottato. Tale versamento
    può essere effettuato anche dopo la presentazione della domanda, ma
    prima della convocazione delle parti presso lo Sportello unico per
    l’immigrazione per la sottoscrizione del contratto di soggiorno. Al
    momento della convocazione le ricevute di entrambi i pagamenti
    dovranno essere esibite dal datore di lavoro.
  • Quale reddito occorre prendere in considerazione?
    I requisiti reddituali per poter accedere alla procedura di regolarizzazione
    2020 nei settori dell’agricoltura, dell’allevamento e zootecnia, pesca e
    acquacoltura e attività connesse consistono nel possesso, da parte del
    datore di lavoro persona fisica, ente o società, di un reddito imponibile o di
    un fatturato risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi o dal bilancio di
    esercizio precedente non inferiore a 30.000 euro annui. Qualora venga
    presentata una dichiarazione di regolarizzazione da un medesimo datore
    di lavoro per più lavoratori, la congruità della capacità economica del
    datore di lavoro, rapportata al numero di richieste, è rimessa alla
    valutazione, sotto il profilo della sussistenza del requisito reddituale, dell’
    Ispettorato Territoriale del Lavoro.
    Nella valutazione della capacità economica del datore di lavoro può
    essere presa in considerazione anche la disponibilità di un reddito esente
    da dichiarazione annuale e/o CU (es: assegno di invalidità). Tale reddito
    dovrà comunque essere certificato. Per l’imprenditore agricolo (anche
    nelle ipotesi di datori di lavoro domestico titolari di reddito agricolo) è
    possibile fare riferimento non esclusivamente al reddito agrario, ma ad
    indici di capacità economica di tipo analitico risultanti dalla dichiarazione
    IVA, prendendo in considerazione il volume d’affari al netto degli acquisti,
    o dalla dichiarazione Irap e i contributi comunitari documentati dagli
    organismi erogatori.
    In caso di regolarizzazione di un lavoratore straniero addetto
    all’assistenza alla persona o al lavoro domestico di sostegno al bisogno
    familiare, il reddito imponibile del datore di lavoro, persona giuridica,
    non può essere inferiore a 30.000 euro annui.
    Se invece il datore di lavoro è una persona fisica, il reddito imponibile non
    può essere inferiore a 20.000 euro annui. Nel caso in cui il datore di
    lavoro non raggiunga autonomamente tale soglia di reddito, questo potrà
    essere integrato dal reddito percepito da altro soggetto del nucleo
    familiare inteso come famiglia anagrafica composta da più soggetti
    conviventi. In tal caso la soglia di reddito si eleva a 27.000 euro. Il coniuge
    ed i parenti entro il 2^ grado possono concorrere alla determinazione del
    reddito anche se non conviventi.
  • Una persona anziana che vive sola e non ha reddito sufficiente può
    regolarizzare chi l’assiste?

    Per regolarizzare le badanti non occorre dimostrare il possesso di un
    reddito ma solo esibire, al momento della convocazione presso lo Sportello
    Unico, il certificato medico dal quale risulti la limitazione
    dell’autosufficienza dovuta a patologie o handicap. Quindi, prima di
    presentare l’istanza, il datore di lavoro deve già essere in possesso della
    suddetta certificazione, rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da
    un medico convenzionato con il SSN, che attesti la limitazione
    dell’autosufficienza. La data e gli estremi del certificato medico dovranno
    essere inseriti nella domanda.
  • E’ possibile regolarizzare una badante che assiste un familiare che
    vive in una città diversa dal richiedente? Chi può fare la domanda? Chi
    deve dimostrare i redditi?

    La domanda è telematica e viene inoltrata automaticamente allo
    Sportello competente in base alla provincia ove la badante lavora, pertanto
    può essere inoltrata anche da un’altra città. Se il datore di lavoro è la
    persona assistita, è sufficiente produrre il certificato medico dal quale
    risulti la limitazione dell’autosufficienza e non occorre dimostrare il
    possesso di un reddito minimo. Se invece il datore di lavoro è un familiare
    della persona assistita, è necessario dimostrare il reddito.
  • Quali cittadini stranieri possono beneficiare della procedura
    prevista dal comma 1 dell’art.103 del DL 34/2020, sia in caso di
    regolarizzazione da lavoro irregolare che in caso di nuova costituzione
    di un rapporto di lavoro?

    Il datore di lavoro può presentare istanza di regolarizzazione a favore di un
    cittadino straniero presente sul territorio nazionale, prima dell’8 marzo.
    Rientrano perciò in tali categorie anche i richiedenti protezione
    internazionale (a prescindere da quando hanno presentato istanza), i
    denegati ricorrenti, gli irregolari, i possessori di permesso di soggiorno
    valido, gli stranieri oggetto di provvedimento di espulsione per violazione
    delle norme sull’ingresso ed il soggiorno (eccetto quelli previsti dal comma
    10, lettera a) dell’art.103), i titolari di permesso di soggiorno non
    convertibile in permesso di lavoro (a titolo esemplificativo e non esaustivo
    studio, turismo, cure mediche, motivi religiosi, protezione speciale….).
  • Uno straniero- che abbia presentato richiesta di
    protezione internazionale- per richiedere il permesso di soggiorno
    per lavoro, a seguito della procedura di regolarizzazione, deve
    rinunciare alla richiesta presentata?

    Perrichiedere il permesso disoggiorno perlavoro a seguito della procedura
    di regolarizzazione, il cittadino straniero non è tenuto a rinunciare alla
    richiesta di protezione internazionale. Nel caso in cui, dopo l’ottenimento
    del permesso di soggiorno, il lavoratore si veda riconosciuta anche la
    protezione internazionale dovrà optare per uno dei due titoli.
  • Un lavoratore, dopo aver ottenuto, a seguito della regolarizzazione,
    il permesso di soggiorno, può essere impiegato solo nei settori
    indicati all’art.103, comma 3, del Decreto-legge 34/2020?

    Il permesso di soggiorno per lavoro ottenuto a seguito della procedura di
    regolarizzazione consente al lavoratore di poter svolgere, in seguito,
    qualsiasi attività lavorativa.
  • E’ possibile presentare domanda di regolarizzazione in caso
    di lavoratore con documento d’identità o passaporto scaduto o in
    possesso di attestato di identità rilasciato dalla rappresentanza
    diplomatica dello straniero?

    Sì, la domanda può essere presentata anche indicando gli estremi del
    documento scaduto, dell’attestato di identità o del permesso di soggiorno
    scaduto ma, al momento della sottoscrizione del contratto di soggiorno, il
    lavoratore dovrà essere dotato di un documento d’identità o equipollente
    in corso di validità, da esibire insieme al documento indicato nell’istanza.
    Nel caso in cui il lavoratore non possa indicare gli estremi di uno dei
    documenti sopra richiamati, possono essere utilizzati il numero e la data
    della ricevuta dell’istanza di rilascio di permesso disoggiorno, emessa dalla
    Questura competente.
  • E’ possibile procedere alla sottoscrizione del contratto di lavoro nel
    caso in cui il lavoratore non sia ancora in possesso di un documento di
    identità in corso di validità?

    Nell’ipotesi in cui il cittadino straniero non fosse ancora in possesso di un
    documento di identità al momento della convocazione per la stipula di un
    contratto di soggiorno, la stessa può essere differita per un periodo
    congruo ad integrare la documentazione mancante.
  • Le attestazioni costituite da documentazione rilasciata da organismi
    pubblici sono una delle modalità con cui provare la presenza del cittadino
    straniero in Italia in data anteriore all’8 marzo 2020. Quali sono gli
    organismi pubblici e quali le documentazioni?

    Si intendono per organismi pubblici i soggetti pubblici, privati o
    municipalizzati che istituzionalmente o per delega svolgono una funzione
    o un’attribuzione pubblica o un servizio pubblico. A titolo esemplificativo,
    consentono di dimostrare la presenza nel territorio nazionale le seguenti
    documentazioni: certificazione medica proveniente da struttura pubblica o
    convenzionata, certificato di iscrizione scolastica dei figli, tessere
    nominative di mezzi pubblici, certificazioni provenienti da forze di polizia,
    titolarità di schede telefoniche o contratti con operatori italiani,
    documentazione relativa a servizi erogati da Poste Italiane S.p.A. al
    soggetto interessato (es. apertura libretti di risparmio, richiesta di rilascio
    Postepay), ricevute nominative di invio o ricevimento di denaro effettuato
    attraverso istituti bancari e/o agenzie di Money transfer, documentazione
    proveniente da centri di accoglienza e/o ricovero autorizzati anche
    religiosi, attestazioni ricevute da rappresentanze diplomatiche o consolari
    in Italia, i biglietti di vettori aerei e marittimi nominativi utilizzati per
    l’ingresso nello Stato, anche nel caso in cui il vettore abbia coperto tratte
    infra Schengen.
  • Per la determinazione del reddito imponibile del datore di
    lavoro possono essere ricomprese anche altre fonti non
    soggette alla dichiarazione deiredditi?

    Sì. Nella valutazione della capacità economica del datore di lavoro può
    essere presa in considerazione anche la disponibilità di un reddito esente
    da dichiarazione annuale e/o CUD (es: assegno di invalidità). Tale reddito
    dovrà comunque essere certificato.

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